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Il porto di Ulisse e A ‘bammina

Il porto di Ulisse

La marina di Ognina, protetta dalla sua Madonna, ha per illustre frequentatore lo stesso Ulisse che sarebbe sbarcato qui, iniziando le sue lunghe avventure siciliane. Prima, nella grotta di Polifemo, poi, alla corte di Eolo e dopo la parentesi dell’incontro-scontro con Circe, della discesa all’Ade e delle Sirene, il passaggio tra Scilla e Cariddi e il nuovo approdo nell’Isola del Sole, dove i compagni affamati, nonostante il divieto, assaggiarono la carne delle mandrie di Apollo, decretando la propria fine.

«Ed ecco giungemmo alla terra dei Ciclopi… tutto cresce senza seminare, senza smuovere la terra: il frumento, l’orzo, le viti che producono grappoli enormi da vino e che le piogge di Zeus fanno gonfiare…». Sono in molti a identificare l’approdo di Ulisse lungo questa costa, punto d’arrivo per le rotte provenienti da est.
Una delle testimonianze principali è quella di Plinio il Vecchio. Lo scrittore, naturalista e ammiraglio romano scrive: «Da capo Peroro, lungo la costa che guarda il mare Ionio, si susseguono la città di Messina… la colonia di Tauromenio… Seguono i tre scogli dei Ciclopi, il porto di Ulisse, la colonia di Catania, i fiumi Simeto e Terias».
Bisogna immaginarsi un’ampia insenatura tra il Gaito e il Rotolo, due località oggi all’asciutto. La rada fu in buona parte colmata da due grandi colate laviche, l’ultima nel 1381, che ridussero il porto di Ulisse a un occhiello, cancellando anche il corso del fiume che sfociava lì accanto. Fino ad allora, il porto di Ulisse fu il porto di Catania.
C’è una foto aerea degli anni Quaranta che riesce a dare un’idea di come il borgo di Ognina si stringesse attorno allo scalo e come dagli scalini della chiesa si scendesse direttamente al mare.

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A’Bammina

Forse, per capire cosa significhi essere mariani e pescatori a Ognina, bisognerebbe assistere alla benedizione delle famiglie e delle reti prima della partenza. Uomini e strumenti affidati insieme, senza distinzione, alla protezione del cielo.

E, qui, il cielo ha lo sguardo caritatevole, dolce e compreso, della Madonna di Ognina. Uno sguardo, che racchiude in sé quello della madre, della sorella, della sposa, e che trafigge chi lo incrocia, un attimo prima e un attimo dopo lo sguardo regale del Bambinello, seduto sul suo braccio sinistro come in trono.
Alla mano di Maria che indica, sfiorandolo, il cuore fiammante che le irraggia in petto fa eco quella benedicente di Gesù.
Di più: il viso e gli occhi della Vergine esprimono un abbandono, una serena fiducia, un’umile certezza da meritarsi un nome che suonasse più intimo, più familiare e, paradossalmente, più protettivo.
Lei, la Madre di Dio, l’Avvocata Nostra, a Ognina, è delicatamente invocata come a’Bammina.
Nella festa che ricorda la nascita di Maria, alle 8 precise dell’8 settembre, si svolge la solenne cerimonia della Svelata. La statua, incoronata e illuminata, appare sull’altare maggiore, sollevandosi lentamente verso il tabernacolo. Il sabato successivo, la Madonna di Ognina è portata in processione su una barca, ribadendo il suo desiderio di muovere incontro al mondo e il suo legame con il mare.
Ancora oggi, nonostante il viadotto stradale limiti la visuale verso la spiaggia e l’orizzonte, ogni sera, un quarto d’ora dopo le venti, sotto l’orologio, in cima alla facciata, si aprono due ante e Lei appare, ai piedi della notte, in faccia allo Ionio.